Dicembre e il regalo più bello.

Non accadeva da tempo che progetti, lavori, impegni terminassero insieme nel mese di dicembre. A onor del vero, non ho ricordi di altri anni in cui questo possa essere accaduto ma il fatto che la mia memoria non rammenti non è significativo. E’ una sensazione strana, di certo non spiacevole, ma che lascia mente e corpo quasi sospesi. Una Rassegna di eventi impegnativa tanto quanto appagante è terminata lo scorso fine settimana. Un romanzo finito al vaglio di chi dovrà decidere del suo futuro. E poi viaggi, di lavoro e piacere, nuove conoscenze, delusioni, lutti, sogni avverati e cadute. Un anno intenso, di quelli che lasciano il segno. E in questa parentesi di tregua, in attesa di ripartire, i pensieri si rincorrono, si accavallano, non si lasciano afferrare. Nuove idee, nuovi sogni, progetti e desideri già elaborati che aspettano solo il calcio d’inizio: tutti premono, pretendono di essere ascoltati e accolti.

E allora indosso le scarpe da jogging, cuffie nelle orecchie, e vado a correre. Ci sono zero gradi, il sole splende in un cielo dall’azzurro impeccabile, senza sfumature. I passi regolari, cadenzati, il respiro presto in armonia con i movimenti e l’aria frizzante che graffia la pelle, le sagome azzurrine delle montagne che abbracciano i prati color smeraldo e gli alberi che indossano ancora foglie gialle e arancioni. Adesso la mente non è più una gabbia che imbriglia i pensieri, che si librano nello spazio senza fine e si ossigenano, brillano e prendono forme più definite. E diventano possibili.

Senza scadenze a stretto giro di boa mi sembra che ogni minuto sia un regalo, che apprezzo ma non so gestire: il mio modo di essere, attivo, appassionato, frenetico, diventa inconcludente quando non è sotto pressione. Non so godere del tempo libero, sedermi sul divano a guardare la TV, leggere un libro durante il giorno, dormire al di fuori delle poche ore notturne che dedico al sonno. Ma questa volta lascerò scorrere i giorni, mi dedicherò agli addobbi di Natale come facevo un tempo, con la musica di sottofondo, mi prenderò più tempo da dedicare alle persone per le quali vale la pena, prima che sia troppo tardi. Lascerò ai pensieri tutto il tempo di cui necessitano per prendere forma, per modificarsi, per scegliere la strada migliore. E’ stato un anno intenso, non sono più la stessa che ero dodici mesi fa: devo concedere a corpo e mente il tempo di metabolizzare le novità, affinché io possa dare il meglio l’anno venturo.

Qualsiasi cosa riservi il futuro, ora voglio solo rallentare e respirare, piano, senza affanno. L’inverno è un momento di quiete, contemplazione, raccoglimento, condivisione. Così dicevano i celti e sono certa che avessero ragione.

 

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Un pensiero su “Dicembre e il regalo più bello.”

  1. Avevano ragione i celti ed hai ragione anche tu, Sabrina!
    Quanto bisogno abbiamo di recuperare il “nostro” tempo, i nostri pensieri, i nostri momenti di pausa. Quanta gioia nel cuore mi infonde sapere che non sono l’unica nostalgica: anche io amo addobbare la casa durante l’Avvento con la musica e le canzoni natalizie che si diffondono per le stanze, proprio come quando ero bambina.
    E’ commovente la consapevolezza che, anche se ormai bambine non siamo più, in fin dei conti, i ricordi impressi nella nostra mente di quegli anni sono ancora nitidi e vivi, al punto da voler provare di nuovo quegli attimi di felicità pura.
    Felice Avvento, cara amica mia e auguri per l’imminente Natale.
    Simo

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