Selvaggia – I Chiaroscuri di Personalità

SELVAGGIA - I Chiaroscuri di PersonalitàSelvaggia è una ragazza dark, con i capelli lunghi e neri e gli occhi blu intenso. Ama il punk rock, veste sempre di nero e con il trucco pesante, vive in un mondo tutto suo, che cerca di assaporare fino in fondo; ama girare per Roma fino a notte fonda, avere incontri intimi con perfetti sconosciuti, ballare fino a tardi in locali dark. Selvaggia scrive poesie e ha una stanza completamente buia. Per il mondo, però, non esiste, non è mai nata: è semplicemente la maschera di una persona distrutta o forse la parte più vera di una personalità che sente di non avere più un senso in questo mondo. Lei è Martina.

Martina è una ragazza bionda che veste sempre con colori pastello. E’ vuota, un pezzo di ghiaccio, all’apparenza impenetrabile. Rifiuta ogni amicizia, ogni rapporto sociale. Ha lo sguardo spento triste, in quei suoi occhi blu intenso. Ha perso i genitori quando aveva sedici anni. Da allora tutto il suo mondo si è distrutto, e il lutto l’ha trasformata in un corpo vuoto che vive solo perché si deve vivere. Lei è Selvaggia.

Daniel è un ragazzo di diciannove anni, al primo anno di Psicologia, dove conosce Martina. Scopre l’esistenza di Selvaggia su un blog e la incontra in locale Dark. Scopre la linea sottile che separa le due ragazze, segnata dal trucco pesante, i caratteri e i gusti opposti. Scopre la sofferenza che lega le due parti della stessa persona. Tenterà di cancellare quella linea, rompere il muro che separa le due personalità, rischiando di annegare in quel vortice paradossale di conflitti creato da quella ragazza, che sta imparando ad amare, in ogni sua forma.

Questo romanzo mi è piaciuto. Mi ha incuriosito sin dalla quarta di copertina, e quando l’ho letto ho “dovuto” terminarlo in poco tempo. Tra l’altro il finale è davvero…inaspettato. Almeno per me, scrittrice e amante dei prevedibili lieto fine!    Mi è piaciuto nonostante non sia entrata in sintonia con Daniel, il personaggio maschile. Ma forse questo perché quando leggo un libro non lo analizzo oggettivamente, ma lo vivo internamente, e se io avessi conosciuto un ragazzo come Daniel, per quanto sensibile e altruista, più di una volta mi sarebbe venuta voglia di prenderlo per le spalle e dargli una bella scrollatina!

Ad ogni modo il mio consiglio è: leggetelo. E’ un libro scritto bene, che nella sua apparente semplicità tocca nel profondo tematiche dolorose e vere.

Complimenti a Giovanni Garufi Bozza, che ho avuto l’onore e il piacere di incontrare !

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Iniziare un nuovo cammino ci spaventa, ma dopo ogni passo ci rendiamo conto di quanto fosse pericoloso rimanere fermi. Cit.