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Una serata con Michela Murgia.

Ho sempre nutrito una profonda ammirazione per le persone intelligenti. Per coloro che parlano con cognizione di causa, appassionate e appassionanti. Per le persone coraggiose, determinate, che non si stancano mai di imparare e di mettersi in gioco. Non importa che siano uomini o donne, quello che conta è che abbiano una mente curiosa, brillante, mai sazia. E non importa nemmeno che io non condivida sempre il loro pensiero, le loro scelte, il loro modo di agire. L’intelligenza, e la capacità di usarla, è un dato oggettivo.

E’ pur vero che, se tutte queste qualità le incarna una donna, la mia ammirazione è ancora maggiore. Perché, purtroppo, per una donna raggiungere certi traguardi grazie alla propria intelligenza implica sempre ostacoli e fatiche maggiori.

Questo, e tanto altro, è Michela Murgia. Fino a qualche mese fa non sapevo nemmeno chi fosse. Non ho ancora letto niente di suo, anche se mi sono promessa di farlo presto. L’ho conosciuta tramite i brevi video postati sui social dove recensisce testi di vario genere durante la trasmissione Quante Storie di Corrado Augias. L’ho sempre trovata divertente e pungente, a volte forse eccessiva, ma sempre con una dialettica incisiva. Non sono riuscita a incontrarla a Tempo di Libri a Milano causa impegni concomitanti ma eccola che viene a parlare di sé e dei suoi romanzi a Imola. Quale occasione migliore?

La sala della Biblioteca Comunale di Imola era gremita e lei ha esordito in modo molto frizzante parlando di sé e di come è iniziata la sua carriera. Il fatto che abbia fatto i lavori più disparati, dal portiere di notte all’insegnante di religione, da dirigente amministrativo a operatrice di un call center, la dice lunga sulla sua versatilità. E proprio da quest’ultimo impiego, durante il quale ha aperto un blog dove parlava della sua esperienza nel mondo terrificante dei call center, è iniziata la sua carriera. Il mondo deve sapere è il titolo del primo romanzo, che ha ispirato la sceneggiatura del film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti.

Con Accabadora vince nel 2010 il Premio Campiello. Scrive tanto e di tanti argomenti, Michela Murgia. E a volte sembra la prima a stupirsi di essere arrivata dove si trova ora. Ha superato prove difficili, si è appassionata di politica e ha una madre che, se le viene chiesto che lavoro fa Michela, risponde sempre: “Michela non lavora. Scrive.” Perché da dove viene lei, la penisola del Sinis in Sardegna, l’arte, la scrittura, la pittura, il teatro e la musica, non sono lavori.

Sono tornata a casa arricchita, divertita e spronata. Mi ha fatto molto piacere vedere anche tanti concittadini i quali, a dispetto della pioggia e del freddo invernale, si sono accalcati nell’accogliente sala San Francesco per ascoltare e fare domande. Mi auguro che, sempre più spesso, ci siano  eventi culturali stimolanti e aggreganti nella mia città. Perché l’unico modo per uscire dal baratro in cui stiamo precipitando è aprire la mente, conoscere, imparare e confrontarsi. Grazie anche all’Assessore Elisabetta Marchetti che non solo organizza questi incontri, non solo ha un occhio di riguardo per tutto ciò che riguarda l’universo femminile, ma appoggia con entusiasmo le attività che EWWA, l’associazione culturale di cui faccio parte, realizza sul territorio.

Questo tempo è sempre tempo speso bene.

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