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Loriano Macchiavelli: il noir deve dare fastidio.

Incontrare di persona uomini come Loriano Macchiavelli è sempre un’esperienza arricchente. Attore di teatro, sceneggiatore, scrittore, fondatore del Gruppo 13 insieme ad altri grandi nomi quali Fois, Rigosi, Lucarelli, Comastri Montanari, membro del direttivo dell’Associazione Scrittori di Bologna: una cultura profonda e un carattere deciso, appassionato, determinato. Quando negli anni Ottanta Oreste del Buono introdusse nella collana Gialli Mondadori gli autori italiani, Macchiavelli fu uno dei primi.

Il tema della serata che si è tenuta presso la Biblioteca Comunale di Imola era il Noir e Macchiavelli ha esordito spiegando la differenza tra giallo e noir.  Il romanzo giallo narra di un equilibrio spezzato da un delitto dove l’investigatore ha il compito di riportare il suddetto equilibrio trovando e punendo il colpevole. Il noir è un giallo che finisce male. Nel noir l’equilibrio non si ricompone ed è per questo che è considerato lo specchio della realtà. Un delitto, per quanto possa essere seguito dalla cattura e punizione del colpevole, non potrà mai permettere agli equilibri precedenti di ricostituirsi. Il noir è metafora della vita, del nostro tempo, fantastico e realistico; è il tentativo di mostrare la parte nascosta della società, della quale tanto l’assassino quanto l’ investigatore sono  vittime.

Nei finali dei romanzi di Macchiavelli c’è tristezza: i protagonisti, anche se compiono gesta eroiche, possono essere cattivi, magari anche uccidere, perché nella vita reale, nella società, non c’è giustizia. Nei film tratti dai suoi romanzi sull’ispettore Antonio Sarti i finali sono stati modificati, resi positivi, e i difetti del poliziotto (la sua colite cronica per esempio) sono stati omessi.

Compito del noir è quello di dare fastidio, essere eversivo, mentre i romanzi attuali non lo sono più anzi, al contrario, le case editrici sembrano cercare questo genere e Macchiavelli confida che la cosa lo preoccupa. La letteratura non dovrebbe essere consolatoria e gli scrittori dovrebbero trovare una strada nuova per dare fastidio. Lui stesso è stato processato a causa di un suo romanzo, perché conteneva nomi e fatti che, benché fossero stati presi da documenti ufficiali, hanno infastidito i chiamati in causa.

La dedica che mi ha scritto su Uno Sterminio di stelle ha confermato la mia prima impressione su di lui, sulla sua umiltà e modestia: A Sabrina, sperando che non rimpianga di aver perduto tempo. Avrei dovuto dirgli che, al contrario, ero molto grata del fatto che avesse voluto condividere con noi la sua passione e la sua grande esperienza. Lo farò alla prossima occasione.

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