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Il fascino delle masserie. Destinazione #Salento.

Non sono ancora riuscita a spiegarmi l’attrazione quasi patologica che nutro verso le costruzioni antiche e decadenti. Non ho mai vissuto in una casa di questo genere, né avuto parenti o amici che mi abbiano raccontato di loro esperienze dirette. Ma così è sempre stato e ho assecondato questa mia passione senza perdere il sonno abbazia-di-tintern-gallessulle motivazioni. I primi della lista sono i castelli, per i quali provo un amore vero e proprio. Tanto che a diciannove anni, zaino in spalla e biglietto Interrail alla mano, ho girato Scozia e Galles con il preciso intento di vederne il più possibile. Senza trascurare le abbazie, Tintern Abbey in testa, che ricordo come se l’avessi visitata solo la settimana scorsa. Quando mi capita di visitare uno di questi edifici ristrutturati, le parti che mi attirano di più sono quelle chiuse a chiave e vietate al pubblico. Mio marito mi ha trascinato più volte lontano dai buchi della serratura dai quali cercavo di vedere cosa si celasse oltre. Questo atteggiamento infantile nasconde in realtà una grande curiosità: chi ha vissuto tra quelle mura? Come si svolgeva la loro vita? A quali dunnottar-castle-panorama-jason-polittedrammi, passioni, lotte e sogni hanno assistito quelle vecchie pietre? E’ difficile da spiegare, e vi assicuro che sono perfettamente lucida, ma ci sono luoghi che racchiudono delle atmosfere così dense e intriganti che se chiudo gli occhi posso quasi immaginare le vite che li hanno attraversati. Si, lo so, fervida immaginazione!

Ma veniamo a un altro luogo ricco di fascino e storia che ha catturato il mio interesse: la masseria salentina, dove ho ambientato La Finestra sul Mare che potrete trovare in libreria tra meno di un mese. Le più antiche risalgono al XI secolo e sorgono spesso su antichi casali di epoca bizantina, dei quali conservano alcune parti, come ad esempio le torri di avvistamento per la difesa, alte fino a 20 metri. Costruite in tufo calcareo, sono piccoli agglomerati rurali che si inseriscono alla perfezione nel territorio, con le loro linee essenziali e semplici, immerse tra il verde degli ulivi e il rosso della 13221691_10208415247491607_1310443839154969374_nterra salentina. Durante le ricerche per il romanzo ho desiderato spesso essere io la fortunata ereditiera di uno di questi edifici. E siccome tra le mie passioni c’è quella delle ristrutturazioni (rimasta purtroppo in ambito teorico!) mi sono sbizzarrita nel disegnare la masseria come più la immaginavo. La calce bianca, il vecchio ulivo al centro della corte, gli arbusti abbarbicati al muro di recinzione, la bougainvillae imponente e colorata e il romantico e profumato giardino recintato, dove agrumi, alberi da frutto e piante aromatiche la fanno da padrone. Se nell’immaginario odierno questi edifici ci fanno pensare a ritmi lenti e vacanzieri, a colori caldi e solari lontani anni luce dal grigio delle città, in realtà la storia delle masserie è indissolubilmente legata a quella del suo territorio, una terra contesa, travagliata, povera e sofferta. Assomigliano spesso a piccole rocche fortificate, con poche e piccole aperture esterne e alte torri di avvistamento. Hanno un fascino indiscusso, e tante storie da raccontare. Ho lasciato che la fantasia corresse a briglie sciolte, aiutata dalla bellezza di quei luoghi, dai colori accecanti e i profumi intensi, dove accanto alla modernità troviamo ancora angoli selvaggi e incontaminati che aiutano l’immaginazione.

Sono sicura che quando avrete letto la storia di Viola, Aris e Nico avrete voglia di fare un salto in Salento! Vi accompagno volentieri, se volete!

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