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Il cacciatore di ossa – Stuart Macbride

Non sono una lettrice monotematica: amo i rosa, i gialli, alcuni grandi nomi della letteratura e pure i fumetti. Ho in casa una biblioteca di circa 800 libri cartacei, li ho impilati in doppia fila e infilati in ogni dove. Corro ogni giorno il rischio concreto di essere messa di fronte ad una scelta: io o altri libri. Del resto lo spazio è quello che è, ed essendo in quattro capisco che ognuno abbia bisogno del suo. Ma non posso fare a meno di leggere e continuare ad acquistare libri, dunque per i motivi sopra esposti, e anche per quelli economici, ho iniziato a comprare gli Ebook. Tra l’altro ogni giorno fioccano offerte dai vari webstore ai quali sono iscritta, e ho finito per comprare più libri di quando facessi quando acquistavo solo il cartaceo.

imageIl cacciatore di ossa l’ho acquistato sulla scia di una di queste offerte. Conoscevo l’autore, e mi piaceva il genere, dunque non ho dovuto pensarci molto. La Stampa l’ha definito un noir alla Tarantino. Certamente il sangue scorre a fiotti, tra omicidi e corpi fatti a pezzi. Ma non lo trovo macabro o brutale. Lo stile di Macbride è paradossalmente quali lieve, ma incalzante. E se non mi ha provocato l’insonnia come pronosticato dal Sole 24 ore, mi ha tenuto sveglia fino a tardi incapace di staccarmi dalla storia.

Ed ora la nota dolente, per la quale Macbride non ha nessuna colpa ma che mi ha rovinato la lettura. L’ebook è uno strazio di impaginazione, refusi, parole mancanti, e chi più ne ha più ne metta . Ma com’è possibile che una CE come la Newton-Compton si permetta delle brutture del genere? Avevo già sentito dire che capitava di trovare romanzi pieni di refusi, ma questo non è nemmeno passato da un editor. Anzi: nemmeno dal correttore automatico! Se io fossi l’autore lo farei ritirare dal mercato e chiederei i danni.

Un pensierino sul chiedere i danni io stessa l’ho fatto. O quantomeno chiedere i dietro i soldi che ho speso per acquistarlo. Perché quando sei coinvolto in una lettura, gli occhi corrono veloci sulle righe impazienti di scoprire cosa sta per accadere, ed incontri un errore madornale è come schiantarsi contro un muro in corsa. Si spezza qualcosa di vitale: nel caso del libro solo il ritmo – e meno male!- ma io lo vivo come una vera sofferenza fisica.

Per fortuna Stuart Macbride è proprio bravo, e la sua ambientazione scozzese è stata per me, amante di quel paese, come la ciliegina sulla torta. Un valore aggiunto.

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