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Il potere della scrittura.

Mi piacciono le persone combattive. E fragili. Che rischiano, cadono e si rialzano. Che non si vergognano delle lacrime e piangono per rabbia, frustrazione, felicità. Che non temono di dire quello che provano, anche se questo le rende vulnerabili. Che sanno che dietro 1511222_356895297830806_6898412198700495199_nl’angolo potrebbero trovare delusioni e sconfitte, ma questo non le ferma dallo svoltare. Che si sforzano di accettarsi, ma non smettono di migliorarsi. Che sono piene di imperfezioni, ma il cui sorriso spazza via la nebbia più fitta.

È cosi che vedo le protagoniste dei miei romanzi. Vere, testarde, determinate, istintive, emotive e appassionate. Ed è così che le dipingo. A volte mi chiedo se sia una mia carenza il fatto di non riuscire a tratteggiare personaggi differenti, nei quali credo meno, ai quali non riesco a trasmettere passione, con i quali avrei difficoltà ad andare d’accordo.  Sembra una sfida interessante. L’esperienza mi insegnerà di certo a fare anche altro, imparerò a distaccarmi da ciò che scrivo e a spaziare nel variegato universo umano.

Ho scritto cinque romanzi e qualche racconto. In realtà i romanzi sono sette, ma gli ultimi due sono in affinamento in profumate barriques di rovere, il cui legno è stato stagionato all’aperto, esposto ai caldi raggi del sole e alla pioggia purificatrice.  Li coccolo fino a quando saranno pronti a spiccare il volo. Ma sto divagando.

10600475_283459388507731_2798953663270877085_nSe ripercorro le storie che ho scritto non posso non constatare che le protagoniste hanno molto in comune. Non sono donne dure, arroganti, arrabbiate. Ma nemmeno fragili creature che necessitano di un valoroso sostegno maschile per percorrere la propria strada. Hanno idee, passioni, sogni e dubbi. Tanti dubbi. E tanta voglia di vivere.

A questo punto sorge spontanea una riflessione: quanto di me vedo in queste eroine? Quanto di me c’è in loro? È una domanda che spesso viene rivolta agli scrittori e le risposte sono le più svariate. Per quanto mi riguarda ho sempre pensato fosse inevitabile che un po’ di noi finisse per scorrere tra le righe delle nostre storie. Soprattutto dopo l’uscita del primo romanzo, quando mi sono rispecchiata negli occhi di chi l’ha letto e mi sono riconosciuta.

Ora che un po’ di percorso è stato fatto è evidente che quel tipo di donna è quella che amo di più. Non tanto perché mi assomiglia, quanto perché vorrei assomigliarle.

Da qui alla riflessione successiva il passo è breve: la scrittura è lo strumento attraverso il quale io cerco di rendere me stessa una persona migliore? Di superare i miei limiti, le mie paure, i miei demoni?

Può darsi. Il romanzo al quale sto lavorando in questo momento mi tocca molto da vicino, perché tratta di temi che ho vissuto e che hanno vissuto persone accanto a me. Mi rendo conto che è un modo per affrontarli, per imparare a conviverci, per approfondirli. Ma questo è solo un lato della medaglia. Se mi guardo indietro e osservo con attenzione il filo conduttore che lega tutti i miei scritti non posso negare l’evidenza: il messaggio è piuttosto chiaro.

10559909_288842894636047_7244191146992111329_nSembra più un’esortazione che un messaggio, in realtà. Non arrendiamoci. Non lasciamo che nessuno ci ostacoli nei nostri sogni, nell’espressione delle nostre emozioni e delle nostre capacità. Accettiamo la sconfitta e usiamola per ottenere una vittoria. Non nascondiamo le paure ma non lasciamoci paralizzare da esse. Non smettiamo mai di amare, prima di tutto noi stesse.

Questo è quello che amo raccontare. Che spero arrivi, attraverso le parole, ai lettori, e anche a me, nei momenti in cui inevitabilmente vacillo. Vista in quest’ottica, il potere della scrittura è immenso. Ho impiegato io stessa un po’ di tempo per capirlo e ci sono riuscita guardando con distacco il percorso fatto fino a questo momento. Se avevo bisogno di un motivo ulteriore per amare questa professione, ora ce l’ho. Ma non avevo dubbi.

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