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Uno spiraglio di azzurro.

Sono giorni strani. Viaggi, incontri, impegni quotidiani e gli immancabili mille pensieri. E il grigio: del cielo, della terra impregnata d’acqua, delle persone. Poi, all’improvviso, uno strappo tra le nuvole. Sembra quasi che vengano da lì, le parole della canzone che stanno suonando alla Radio. Una melodia sconosciuta, che arriva dritta dove non ci sono difese.

Forse crederei di meno a parole e promesse
Arriverei puntuale al treno delle occasioni perse

In fondo stanchi ma mai soli in questo viaggio
Che la meta è più vicina per noi che abbiamo coraggio

E che prima di essere schiuma saremo indomabili onde
E perché tutto ritorna com’era se nessuno si arrende

E poi un’immagine, vivida come solo certi ricordi possono essere. E subito i pensieri si rincorrono, ricostruiscono ciò che è più arduo riportare alla memoria. Che non ha mai dimenticato.

“Uno spiraglio di azzurro in un cielo basso, greve di pioggia. Questo era il suo sorriso. Potevo vederlo chiudendo gli occhi: la luce che emanava si era impressa nelle retine e non riuscivo a liberarmene. Nemmeno se avessi voluto.

Mi mancava, quel bagliore che rendeva tutto possibile. Non c’erano parole o promesse che potessero esserne all’altezza.

Non era il più bello, né il più carismatico. Ma aveva il dono di suonare l’accordo giusto, al momento giusto. Dita morbide e affusolate che sfioravano i tasti con la gentilezza di una carezza.

Quella carezza che, quando è arrivata, è stata il porto sicuro dopo una lunga notte di tempesta. Un luogo dove sostare, placare i battiti del cuore prima di riprendere il largo.

Perché non esiste pace per le anime inquiete.

Avrei dovuto lasciare che quelle labbra non esprimessero altro che quel sorriso. Le parole sono un veleno potente, che intossica il sangue. Un’arma crudele, che lacera la pelle. Quel sorriso, da solo, era tutto ciò di cui avevo bisogno. Avrei solcato le acque profonde del mare con quel faro come guida; scalato montagne fino a sfiorare quello squarcio di azzurro.

La perfezione è nel momento, e quello era passato un attimo dopo averlo vissuto. Tutto il resto non è fissato in quell’immagine, anche se un po’ l’ha ingiallita, come le vecchie fotografie trovate in fondo a un cassetto.  Dove il tempo ha riposto i ricordi, ma non sempre ha guarito le ferite. 

L’azzurro è stato di nuovo inghiottito dal grigio, le nuvole sono un mantello impalpabile che ricopre il passato. E ritorno al presente, sul quale presto splenderà il sole. “

 

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