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Di albe e di tramonti. E di nuovi inizi.

Ci sono due momenti del giorno che possiedono un’energia speciale: quelli subito dopo il sorgere del sole e quelli che precedono il tramonto. Conduciamo vite frenetiche, scandite da ritmi serrati: le prime ore sono quelle in cui la giostra si mette in moto mentre le seconde quelle in cui agogniamo un meritato riposo. Ma se ci concediamo una pausa, per respirare e sollevare gli occhi, possiamo percepirne tutto il fascino.

Il detto “il mattino ha l’oro in bocca” ha, come tutti i proverbi, un  significato innegabile: al levar del sole l’atmosfera è più ricca di energie e di promesse. L’aria è elettrica, impaziente, quasi un pungolo nella schiena.

Il tramonto è, al contrario, il momento della tregua, del raccoglimento, della clemenza.  “Andrà tutto bene” : sembra la vita stessa a sussurrarti parole che scivolano come una carezza sopra gli affanni.

Ciascuno di noi è attratto, inevitabilmente e involontariamente, dal momento che lo rispecchia meglio. Io sono stregata dalle ore notturne, dal fascino ipnotico delle tenebre, ma sono gli attimi che precedono il tramonto quelli in cui riesco a immergermi con naturalezza nella scrittura. L’aria è più rarefatta, quasi immobile, e pensieri e parole fanno capolino senza ostacoli, si rincorrono, si intrecciano, assumono forme e significati sempre diversi. Io li assecondo, grata per la loro vivacità, per la leggerezza e la profondità. E quando si lasciano afferrare, li fermo sulla carta e ne seguo i contorni, aiutandoli a trovare la strada per raccontarci una nuova storia.

C’era un varco, in quella fortezza, attraverso il quale filtrava una brezza che sapeva di nuovo, di sconosciuto. La tentazione, quella dei salti nel vuoto, sussurrava promesse irrinunciabili. E quel mare infinito che si srotolava tutt’attorno raccontava di viaggi e scoperte.

La solitudine ostinata, coltivata con gelosia, rende diffidenti. E le cicatrici sono monito perenne, come tatuaggi. Sono loro che hanno permesso di attraversare la tempesta senza soccombere. Scompigliata, graffiata, diversa. Solo la volontà è rimasta incolume, quella determinazione di fronte alla quale tutto il resto è scusa.

Ma il viaggio è vita. È gioia e paura, ricchezza e privazione, È il rosso che colora il sangue, il giallo che illumina la via, l’azzurro del respiro del cielo. Non si può restare fermi. Là fuori c’è il nutrimento di cui abbiamo bisogno.

E, quando arriveranno le lacrime, bruceranno come fuoco ma, come il vento, disperderanno le angosce e scioglieranno le catene.

Il nuovo romanzo, se anche dovesse rimanere chiuso in un cassetto, sarà pieno dell’energia dell’alba e del perdono del tramonto.

 

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