Mappa di Imola 1473

La mappa di Imola: orgoglio europeo.

È stato un incontro molto illuminante quello che si è tenuto lo scorso 29 Ottobre in BIM, la Biblioteca Comunale di Imola, con il geografo Franco Farinelli, il quale ha svelato alcuni retroscena della famosa mappa di Imola che si pensa sia stata disegnata da Leonardo da Vinci. La realtà è più complessa e, a tratti, ancora avvolta dal mistero.

È stato appurato che alcuni particolari, come le scritte laterali e il fiume, siano stati effettivamente tracciati dalla mano di Leonardo. Ma in questa mappa mancano i monumenti più importanti della città fatti realizzare da Girolamo Riario alla fine del 1400: Leonardo da Vinci è arrivato a Imola nel 1502, perché dunque non li avrebbe disegnati?

Nel 1473 un ingegnere ducale, tal Daineri, al seguito degli Sforza, disegna una mappa di Imola. Negli anni che trascorrono da questo momento a quando Leonardo arriva in città sono due gli eventi importanti che accadono in tutta Europa:

  • Nel 1494 Carlo VIII di Francia, figlio di Luigi XI, scende in Italia e arriva fino a Napoli. La sua avventura italiana ha breve durata ma è decisiva, perché egli porta con sé le armi da fuoco per assediare le città. Fino a quel momento, le mura delle città erano costruite in modo circolare, ma si mostrarono troppo vulnerabili contro queste nuove armi. Così nasce la necessità di costruire mura che presentino più angoli possibili, che si traducono in un frazionamento della capacità offensiva di chi assedia. Dunque in quell’epoca le ragioni per cambiare la maniera di guardare e organizzare le città era fondamentale per la sopravvivenza delle stesse.
  • Nel 1500 Albrecht Dürer, considerato il massimo esponente della pittura tedesca rinascimentale, inventa il concetto di autore. Sarà infatti il primo che intenterà una causa per difendere il diritto d’autore contro un collega italiano. Quella del concetto di autore è una svolta epocale. Fino al 1500 i manufatti artistici sono sempre stati considerati opera di più autori, mentre da quell’anno ciascuna opera diventa un’espressione artistica esclusiva.

Le mappe, più di ogni altra cosa, sono frutto della pratica e dell’esperienza di più persone. L’artista è una collettività: in queste persone, tra l’altro, l’umanesimo si esplicava al massimo grado. Infatti essi erano uomini di lettere che sapevano fare anche i calcoli.

Tornando alla mappa di Imola attribuita a Leonardo, è evidente che lui non ne sia l’autore esclusivo. Il suo genio, in questo caso, è stato capirne il valore, per il fatto che la mappa, con le sue linee geometriche,  andava incontro alle esigenze del momento.

La particolarità di questo piccolo gioiello sta nel fatto che l’occhio che guarda alla città è perpendicolare alla città stessa. È la visione di un occhio astratto, l’inizio della modernità proprio perché prima non esisteva nessuna mappa vista dall’alto. L’assonometria era il metodo di rappresentazione grafica precedente: guardo le case e le cose dalla mia altezza. Tra questa altezza e quella zenitale (dall’alto) ci sono due passaggi: – la prospettiva cavaliera (come dicevano i francesi) ossia la vista delle case dall’altezza del cavallo); – a volo d’uccello (come si diceva in Italia). Comunque due situazioni dove chi guarda è tra 0 e 90 gradi.

La mappa di Imola è il prototipo di quelle che saranno poi il modello predominante. Essa, come tutte le mappe, è il risultato di una trasmissione storica di informazioni. È un lavoro collettivo, frutto straordinario di saperi che hanno prodotto la nuova visione del mondo.

Dal punto di vista storiografico la bellezza del documento e lo scavo attorno alle sue origini che si sta facendo a livello locale è più importante che attribuirlo a Leonardo.  La rivoluzione si ha quando si cambia lo sguardo sul mondo. Per questo questa mappa è rivoluzionaria. Ed è fatta come anche noi siamo abituati a vedere le mappe oggi. O almeno prima della rete.

Adesso la mappa è custodita a Windsor, e la Regina non permette che essa venga esaminata a dovere. Resta il fatto che Imola dovrebbe essere orgogliosa di avere un’impronta così forte della cultura europea.

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