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Romagna: terra di passioni

Piove. Sto ingannando il tempo, nell’attesa che mio figlio esca da scuola, e cammino. L’aria è tiepida e sa di terra bagnata. Non c’è quasi anima viva in giro e il ticchettio delle gocce di pioggia culla i pensieri. In realtà l’atmosfera non è grigia e stagnante come il tempo. Qualcuno in giro c’è, e sta lavorando alacremente per preparare il terreno per l’arrivo del prossimo Campionato Mondiale di Superbike (SBK).

Siamo una terra di gente laboriosa, ricca di inventiva, accogliente e allegra. Ma soprattutto viviamo di passioni e adrenalina. E quella per i motori sembra quasi fare parte del nostro DNA.

Ricordo molto bene i venticinque anni di gare di Formula Uno: la folla, l’atmosfera festosa, il rombo dei motori, le centinaia di persone conosciute con le quali condividere le stesse emozioni.

In questi anni è la SBK l’evento motoristico più importante di Imola e nell’aria si sente l’eccitazione dei preparativi. L’autodromo si colora dei cartelloni degli sponsor, dappertutto spuntano chioschi di piadine e bibite. Vengono allestiti campeggi e aree per parcheggiare, lungo la pista le protezioni rosse e bianche spiccano vivide contro il verde dei prati. L’erba viene tagliata ovunque, la segnaletica modificata: tutto è in fibrillazione.

Non c’è momento più esaltante di quello che precede un evento: i timori che qualcosa vada storto, l’eccitazione per la competizione, il piacere di vedere la città popolarsi e la curiosità di incontrare persone nuove.

Non ho mai provato tanto entusiasmo come quando organizzavo eventi, di qualsiasi natura essi fossero. Il mix di energia, incertezze, determinazione, che mi teneva sveglia anche venti ore al giorno, mi aveva reso dipendente.

Mentre cammino attorno alla pista posso sentirla, questa febbre. E mi manca.

Quest’anno non potrò partecipare alla Superbike. Non sarò a Imola nemmeno per il CIV, il campionato italiano velocità, né per il Mondiale di Motocross. Lo scorso anno ho vissuto le prove del campionato italiano di Superbike dai box, insieme a meccanici e piloti. Che hanno avuto una pazienza infinita nel rispondere alle mie inesauribili domande. Che hanno sorriso indulgenti di fronte al mio stupore infantile, e mi hanno messo a mio agio in ogni momento. E quando, alla sera, il silenzio è sceso sulla pista, seduta sulla comoda poltrona del primo pilota ho assaporato l’adrenalina che aleggiava nell’aria, con il rombo dei motori che ancora ruggiva nelle orecchie e un sorriso di felicità pura stampato sul viso.

Vivo in una famiglia di appassionati delle due ruote, e lo sono almeno la metà dei nostri amici. Anche mio figlio undicenne fa motocross, e tutti indossiamo questa passione come un abito cucito su misura.

Il lato negativo di vivere di adrenalina è che non possiamo più accontentarci di niente di meno. Che si tratti di lavoro, di hobby, di amicizie e di amore, il gas deve essere aperto tutto. Sempre.

Adesso non piove più. Le nuvole sono scure e ancora gonfie d’acqua. Inspiro l’aria umida e carica di aspettativa e di nuovo mi rammarico di non poter esserci fino alla fine. Ma questa camminata imprevista mi ha riportato ricordi preziosi e sintonizzato su un presente che mi appartiene.

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