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Anche i killer si innamorano.

Si è concluso il secondo appuntamento de La Città dei Lettori, organizzato dall’Associazione Culturale Wimbledon all’interno della villa e dei giardini Bardini a Firenze. Un posto splendido, con una vista mozzafiato sulla città e ancor più visitatori dello scorso anno (almeno questa è stata la mia impressione, senza dati concreti alla mano).

Presentazioni, reading, workshop, incontri coi lettori: il programma era fitto e variegato. Come nella prima edizione, io ho fatto parte del folto gruppo di autrici che, nella tarda mattinata della domenica, ha incontrato lettori e lettrici e ha firmato copie dei romanzi. Come ho già ribadito più volte, incontrare colleghi e lettori è sempre motivo di crescita e arricchimento, e questa volta non è stata da meno. Tra chiacchiere, abbracci, autografi, distribuzione di gadget e foto, siamo sopravvissute al caldo intenso, per poi andare tutti insieme a pranzo in un ristorante molto caratteristico dove abbiamo mangiato davvero bene!

Nel pomeriggio si è tenuta la tavola rotonda sulla letteratura al femminile: insieme ad altre cinque autrici e un autore abbiamo, ancora una volta, affrontato l’annosa questione dello snobismo nei confronti del romanzo rosa. È triste dover constatare che, ancor oggi, non ci sia la volontà di superare i pregiudizi per quella che è considerata letteratura di serie B. Eppure in Italia – un paese dove si legge pochissimo, e nelle statistiche dei cosiddetti lettori vengono annoverati anche quelli che leggono un solo libro l’anno – la maggior parte del pubblico che legge è femminile. E di questo, una grossa fetta legge anche romanzi rosa. Questo il mondo editoriale lo sa, e sa anche che se queste lettrici smettessero di leggere, molti case editrici attraverserebbero tempi ancor più bui degli attuali.

Che importanza ha quello che io scrivo o leggo? E tra coloro che si dilettano tanto a snobbare il rosa, quanti lo hanno davvero letto? Perché è vero che sappiamo che la storia prevede un lieto fine, ma non sappiamo come l’autore l’ha sviluppata, quali temi di vita reale ha scelto di approfondire, quale stile narrativo utilizza. Anche quando affrontiamo un romanzo giallo, sappiamo già che il colpevole verrà assicurato alla giustizia. Quindi? Basta questo per generalizzare a priori?

Io leggo un po’ di tutto, a seconda del tempo e dell’umore. E posso affermare con certezza che amore e sentimenti si trovano ovunque, in letteratura.  Magari vengono declinati in maniera diversa, non sempre esiste il lieto fine e spesso sono situazioni tormentate, ma ovunque si parla di questo sentimento che è il carburante della vita. Parlarne, leggerne, scriverne, non è una debolezza. Non mi sento una donna insoddisfatta, frustrata, limitata, se voglio sognare con un romanzo rosa, così come non sono un serial killer psicopatico se leggo thriller. E di sicuro non vado in giro a vantarmi di quanti romanzi di letteratura classica ho letto nella mia vita.

Esistono argomenti importanti, delicati, attuali, che possono essere affrontati con leggerezza. Possono essere resi in maniera più fruibile, senza la fallace convinzione che l’utilizzo di termini elaborati renda il nostro trattato migliore di un altro.

“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore” I.Calvino.

La mia speranza è che un giorno non sarà più necessario organizzare conferenze e tavole rotonde per trattare questo argomento. Che poi, alla fine, chi partecipa è spesso già convinto della propria libertà di leggere e scrivere ciò che più gli aggrada. Visto che siamo tanto esterofili, nelle letture come in altro, possiamo imparare dai paesi anglosassoni, per esempio, dove tutto questo snobismo letterario non esiste. E dove, alla fine, si legge molto di più.

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