EWWA e WGI per raccontare la violenza sulla donna.

La conoscenza – raccontano diversi miti religiosi – veniva custodita da un guardiano in un giardino sotto le sembianze di un frutto.

Il senso dei vari miti è noto: chi si ritiene responsabile dei destini del mondo tende a segregare la conoscenza.

In qualche modo la fiction popolare (sia letteraria che audiovisiva) viene accusata di agire nello stesso modo, di creare cioè una illusione paradisiaca priva di conoscenza, di segregare i frutti della realtà lontano dagli spettatori.

È vero che la fiction è uno specchio deformante, che la realtà italiana non viene sufficientemente raccontata?

Il Giardino della Fiction è una rassegna di eventi durante la quale si cercherà di rispondere a questa domanda.

 

Un importante confronto tra narratori, sceneggiatori e altri esperti si è tenuto sabato 3 Dicembre nella prestigiosa cornice dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana di Roma.

Il convegno è stato organizzato da EWWA (European Writing Women Association) e da WGI (Writers Guild Italia) e fondamentale per la realizzazione dell’evento è stata la collaborazione del I Municipio di Roma, rappresentato durante la giornata dall’Assessora alla Cultura Cinzia Guido. L’introduzione della Guido ha catalizzato subito l’attenzione del pubblico verso il cuore del problema: si parla sempre di violenza sulle donne attraverso luoghi comuni, cliché, e ci si riferisce a loro sempre e solo come vittime. Invece sono persone con sogni, progetti, carattere, che non hanno voluto piegarsi. La discriminazione maschile ha radici antiche e profonde, ed è dalla cultura che dobbiamo ripartire per cambiare lo stato delle cose.

Pensate a quanta energia” dice Cinzia Guido “Quanta forza, quanta capacità di costruire ci sarebbe nel mondo se donne e uomini imparassero a collaborare insieme e rispettarsi in modo armonico.”

Carlo Mazzotta ed Elisabetta Flumeri, Presidenti rispettivamente della WGI e di EWWA, hanno espresso il desiderio di restituire alla scrittura e a chi la fa la possibilità di interagire con il reale e aiutare a costruirlo attraverso il racconto di finzione.

Il primo panel ci ha portato a toccare con mano tre storie vere di violenza e discriminazione.

Federica D’Ascani, Francesca Romana Massaro, Luciana Capretti

La giornalista Francesca Romana Massaro ha parlato del suo libro L’età dell’oro. Il caso Véronique tratto da un fatto di cronaca vera degli anni ’80. Un collettivo di donne realizzò una trasmissione televisiva talmente cruda e reale da venire ostacolata e finire nelle aule di Tribunale, dove anche il mondo culturale si espose in prima fila.

È stato poi il turno di Federica D’Ascani, con il suo romanzo autobiografico Cristallo, nel quale denuncia la pericolosità e l’insidiosità della violenza psicologica, spesso il primo segnale di una futura escalation di violenza e maltrattamenti.

Luciana Capretti, scrittrice e giornalista, nel suo romanzo Tevere, ci racconta la storia vera di una donna scomparsa negli anni Settanta. Le ricerche fatte sulla sua vita portano alla luce un passato di menzogne, violenze e silenzi che le hanno condannato il futuro.

Il primo incontro del mattino si è concluso con l’intervista telefonica a Linda Laura Sabbadini, Dirigente Istat, che ci ha ragguagliato con alcuni dati e con il loro significato. Uno dei problemi più grandi

Sala Igea – Palazzo Mattei di Paganica

riguardo al tema della violenza è che tantissime donne non la denunciano, non ne parlano con nessuno, la ritengono un fatto privato e, spesso, non la riconoscono affatto come tale, soprattutto perché da parte di un partner, un familiare. È un dato di fatto che ci sono stati dei cambiamenti importanti negli ultimi tempi. Grazie anche ai media che ne hanno parlato con sempre più insistenza, il problema è uscito dalla sfera privata e questo ha fatto si che si creasse un clima di condanna sociale che ha aiutato le donne a sentirsi meno sole e quindi, in molti casi, a parlarne e denunciare. Nonostante più di ¼ delle vittime ancora non ne parli, dalle rilevazioni risulta che negli ultimi anni la violenza contro le donne è diminuita, ma è aumentata la gravità. Per quanto questo possa sembrare una contraddizione, in realtà non lo è. Grazie a una aumentata crescita di consapevolezza delle donne, soprattutto giovani, si riesce a prevenire la violenza, a riconoscerla in anticipo o a interrompere la relazione prima dell’escalation. Questa crescita di consapevolezza, di autonomia, di presa di coscienza  aumenta però la gravità della reazione, soprattutto in settori maschili più tradizionali.

Marina Salamon

Anche il secondo panel ha visto la presenza di relatori di spicco. Sempre moderati dalla giornalista Giovanna Reanda, Marina Salamon, imprenditrice, scrittrice e Presidente Doxa, ci riporta alcuni dati sull’evoluzione della società italiana negli ultimi sessanta anni. I primi veri progressi riguardo la condizione femminile si hanno dagli anni Settanta, con la diffusione del benessere. È evidente come la crescita economica e culturale permetta anche progressi nello stato sociale della donna. Purtroppo la crisi attuale, profonda e senza apparente soluzione a breve, sta creando arretramento e, benché sia evidente la maggior consapevolezza di sé della donna, il conflitto tra i sessi è ancora molto forte.

Milly Buonanno

Milly Buonanno, Direttrice dell’Osservatorio della Fiction italiana, ci illustra la figura femminile nella fiction. Due sono gli approcci alla rappresentazione della donna, ci dice la Buonanno. Una è caratterizzata da una dimensione di eccesso, della quale siamo spesso inconsapevoli, nella quale sono quasi sempre le donne le vittime della violenza. Non c’è intento di problematizzazione: è solo il modo attraverso il quale l’immaginario collettivo ribadisce il fatto che le donne sono vittime. Il secondo approccio è caratterizzato da vuoti e lacune. Sono pochissime le rappresentazioni narrative più impegnate, che affrontano direttamente la questione della violenza.

Vinicio Canton

Lo sceneggiatore Vinicio Canton ha illustrato i dati emersi da un sondaggio fatto tra gli iscritti WGI e le socie EWWA, dal quale emerge che ancora molte, troppe donne non denunciano violenze, hanno difficoltà non solo a riconoscerle ma a ricorrere all’aiuto delle istituzioni: dai centri antiviolenza alla Polizia.

Il quadro emerso dalle discussioni della mattinata suggerisce che, nonostante gli evidenti progressi, ci sia ancora un enorme mondo sommerso fatto di violenze, soprusi, maltrattamenti che non vengono riconosciuti e denunciati.

Il workshop pomeridiano, con la partecipazione di Alfonso Cometti, capostruttura produzione fiction Mediaset, si è svolto come confronto libero tra fiction e realtà. Le sceneggiatrici Giovanna Koch e Fosca Gallesio e la scrittrice Adele Vieri Castellano, moderate dalla sceneggiatrice Franca De Angelis, hanno portato all’attenzione dei relatori tre differenti casi di violenza e maltrattamenti. Giovanna Petrocca, Dirigente della Polizia di Stato, Marina Marino, avvocato, Maria Koch, assistente sociale e Anna Segre, psicoterapeuta, hanno cercato di chiarire ai presenti i metodi legali di denuncia e risoluzione dei singoli casi, sostenendo a più riprese l’importanza di rivolgersi alle istituzioni, sempre più preparate ad ascoltare, accogliere e proteggere.

La giornata si è conclusa con la presentazione di due Antologie di racconti di storie di violenza.

Roberta Andres e Loriana Lucciarini

4 Petali Rossi , pubblicato dalla casa editrice Arpeggio Libero (http://www.arpeggiolibero.com/lista-categorie/racconti/4-petali-rossi.html) è un progetto di Loriana Lucciarini la quale, insieme ad altre tre autrici, si è posta come obbiettivo quello di fare un po’ di luce nel buio del mondo sommerso della violenza contro le donne.

Eva non è sola, l’Antologia nata dalla mente laboriosa di Lorena Marcelli e presentato dalla scrittrice Roberta Anders, è composta di 23 racconti e 7 poesie. Il progetto, che ha come obbiettivo quello di finanziare con le vendite tre centri antiviolenza abruzzesi, ha visto la luce il 25 Novembre 2016 a Roseto degli Abruzzi, alla presenza di diverse cariche istituzionali locali, regionali e statali e di un folto pubblico. È stato un esordio di grande successo, al quale ho partecipato con molto piacere. Quando mi hanno chiesto di scrivere la prefazione all’Antologia sono stata molto sorpresa e felice dell’opportunità di poter contribuire  a combattere questa piaga ancora troppo infetta e con radici profonde e insidiose.

La giornata è stata intensa e ricca di stimoli. Oltre al piacere di rivedere le amiche e socie di Ewwa, con le quali è inevitabile ad ogni incontro studiare progetti futuri, è stato importante approfondire la questione della violenza sulla donne, della necessità dell’utilizzare al meglio gli strumenti che possediamo e conosciamo, le parole e le immagini, per smontare luoghi comuni, consuetudini arcaiche e inaccettabili in una società che vuole e che ha bisogno di guardare al futuro.

Per quanto possa essere utile e importante istituire una giornata nazionale in cui sottolineare la gravità del problema, e che quest’anno ha mosso più di 200mila persone a manifestare in quel di Roma, è fondamentale che ciascuno di noi si impegni nel proprio quotidiano a non perpetuare la discriminazione di genere, a denunciare gli abusi e, nel limite delle proprie capacità, ad aiutare chi si trova costretto in situazioni dannose per se stesso e, in particolar modo, per i bambini che ne dovessero essere coinvolti.

 

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2 pensieri su “EWWA e WGI per raccontare la violenza sulla donna.”

  1. È importante parlare ed approfondire questo argomento così delicato, ma la cosa che mi lascia sempre perplessa è che, negli anni 2000, ancora non abbiamo superato queste mentalità retrograde e medievali. Quanto lavoro ci attende ancora!!! Ciao Sabrina, sei sempre una forza! ☺

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