Una pietra sul passato.

Una pietra sul passato original

Le  strade erano deserte. Le case affacciate sulla scogliera avevano le imposte chiuse, schiaffeggiate dagli spruzzi salati delle onde che si schiantavano contro le rocce poco distanti. Accostò l’auto al marciapiede, le cui pietre bianche bagnate dall’acquazzone notturno brillavano sotto i timidi raggi del sole. Spense il motore e sospirò. La determinazione che l’aveva riportato in quelle terre lo stava abbandonando e il paesaggio malinconico non l’aiutava. Si passò le mani sul viso strofinando con rabbia, quasi a volersi liberare dall’espressione tetra e spaventata che lo accompagnava ormai da giorni. Era convinto che ritornare dove tutto era finito avrebbe potuto aiutarlo a ricominciare. Ora i dubbi lo travolgevano, impetuosi come le onde che agitavano il mare sotto di lui.  Scese dall’auto sbattendo la portiera e, quando lasciò vagare lo sguardo attorno a sé, impiegò pochi secondi a individuare la torre. I ricordi lo assalirono, lasciandolo senza fiato. Ogni centimetro di quelle rocce gli parlava di lei, dei suoi occhi color cioccolato grandi e luminosi, le labbra sempre piegate in un sorriso e le mani lunghe che gesticolavano di continuo accompagnando le sue parole. Lei gli aveva raccontato tutto ciò che era possibile sapere su quelle pietre: dalla torre di avvistamento cinquecentesca alle rovine del castello a picco sul mare. Dal santuario della Madonna al vecchio villaggio disabitato nell’entroterra dove la popolazione si era rifugiata attorno alla fine del 1400 in seguito alle incursioni turche. Maddalena amava la storia e l’archeologia e non perdeva occasione per lanciarsi in affascinanti racconti di storie antiche. Non si fermava di fronte a nulla, nemmeno alle sue repliche insofferenti. «Possibile che non si possa parlare di cose più recenti?» brontolava. Adesso, ripensando all’entusiasmo di Maddy, si ritrovò ad ammettere che parte della sua irritazione era dovuta all’invidia. Per lui ottenere il diploma era stato un enorme sforzo e, al di fuori della passione per le moto, Davide non aveva interessi. L’unica cosa che gli importava era divertirsi, uscire con gli amici e rimandare a data da destinarsi il momento in cui trovare un lavoro e mettere la testa a posto. Aveva conosciuto Maddalena proprio su quelle rocce accanto alla torre dove, assieme ad altri studenti, visitava alcune grotte dove erano stati effettuati degli scavi archeologici. Lei sembrava immune al suo sguardo magnetico e alla risata contagiosa. I suoi grandi occhi scuri brillavano alla vista dei ruderi del castello sopra il promontorio ma non sembravano affatto colpiti dai suoi tentativi di corteggiarla. Per Davide era stata una sfida troppo allettante: conquistarla non era stato affatto difficile, di certo non quanto ammettere di essersene innamorato. Una folata di vento gelido lo fece rabbrividire. Ficcò le mani in tasca stringendosi nel giubbotto e si incamminò verso la torre. Un sentiero in terra battuta serpeggiava tra il mare e la strada e conduceva al sito dell’antico castello. In giro non c’era anima viva e per una frazione di secondo Davide fu tentato di risalire in macchina e dileguarsi: nessuno si sarebbe accorto di lui. Invece scrollò il capo proseguendo deciso: si era fatto quasi mille chilometri per rivederla e non se ne sarebbe andato. Anche se non era affatto sicuro che lei avrebbe avuto voglia di incontrarlo: lui le aveva portato via tutto. In pochi minuti si trovò a calpestare le forme simmetriche di quello che rimaneva dei vecchi edifici. Aveva ricordi vaghi di tutte le informazioni che Maddy condivideva con lui, ma era sicuro che quel luogo avesse origini antichissime, e che fosse stato distrutto e ricostruito una infinità di volte. Guardando quelle vecchie pietre disposte con cura Davide continuava a non provare alcun interesse per la loro storia. Ma i sensi di colpa e la nostalgia gli provocarono una fitta al petto e desiderò poter tornare indietro, e cancellare tutto il male che le aveva fatto. Sollevò la testa lasciando correre lo sguardo attorno a sé. Il sole non era riuscito ad averla vinta contro il fronte di nuvole che, da est, si stava velocemente avvicinando alla terraferma. Il vento soffiava freddo e stizzoso e lui si avvicinò al bordo della scogliera, fissando la torre diroccata che si ergeva su un isolotto roccioso separato dalla terraferma da un sottile nastro di mare. Si erano avventurati più di una volta, nel cuore di notti illuminate dalla luna, attraverso quella striscia di mare per rifugiarsi all’interno della torre, dove lasciavano che la calda brezza estiva abbracciasse e asciugasse i loro corpi avvinghiati. Il loro idillio si era spezzato quando Maddalena gli aveva annunciato di essere incinta. Era inorridito, insensibile alla preoccupazione e ai timori di lei. Stavano per assumerla presso l’Università del Salento, dove lavorava l’archeologo che aveva scoperto le iscrizioni all’interno della vicina grotta della Poesia: Maddy non avrebbe rinunciato al bambino se lui glielo avesse chiesto, anche a discapito dei propri sogni. Ma lui se n’era andato. Senza una parola, un biglietto, un messaggio. Aveva accettato in fretta e furia una proposta di lavoro di un amico e si era rifugiato al Nord. Cinque anni erano trascorsi da quel giorno. Davide aveva perso i genitori e il lavoro e si era trovato costretto a tirare le somme della sua esistenza. Come gli accadeva sempre più spesso, il pensiero era tornato a Maddy. Non aveva più avuto sue notizie e quando, dopo giorni di telefonate, l’aveva raggiunta, lei aveva ascoltato in silenzio la sua richiesta di incontrarlo. E aveva riattaccato senza una parola. Era improbabile che quel giorno lei comparisse lì, nel luogo magico dei loro incontri, ma Davide aveva tutto il tempo del mondo. E un bisogno profondo di chiederle perdono. Si sedette su un masso umido stringendosi le braccia al petto, seguendo con gli occhi i contorni irregolari della torre e lasciandosi travolgere dai ricordi. Se non avesse chiuso quella porta sul passato, non ci sarebbe stato alcun futuro degno di quel nome per lui.

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Questo racconto è arrivato finalista al Contest letterario “Salento in Love 2016: I Mari e Le Torri” promosso dall’Associazione Morfé su iniziativa del Blog AgorArt. 

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